LE DUE TIGRI


Leggo "Le due tigri" di Emilio Salgari.
La selva, il viaggio, le lotte: di tutto si leggono descrizioni minuziose, termini tecnici, nomi originari di piante autoctone descritte sapientemente. Nulla viene lasciato al caso: le imbarcazioni, come smontate su di un tavolo operatorio, vengono vivisezionate ed ogni loro parte trattata col proprio appellativo, come parte essenziale nell'azione dei pirati.
Poco prima dell'assalto del rinoceronte chiudo il libro perchè nella narrazione ho l'impressione di vedere delle foto della giungla che stiamo attraversando e mi sorge spontaneo pensare al blog che scrive un'amica, la quale vive lunghi periodi in varie parti del mondo, sempre diverse. Il suo modo di entrare e sentirsi a suo agio nella nuova realtà in cui capita è quello di vivisezionarne la cultura e addentrarsi nella storia, i personaggi, le curiosità.
Se un giorno la fantasia dovesse rapirla e staccarla dal piano reale, le sarebbe sufficiente aggiungere alle foto e ai testi del suo blog un filo narrativo, una storia e dei personaggi.
Chissà come sarebbe stato Salgari, se invece di scrivere intense storie d'avventura chiuso dentro sempre alla solita stanza, avesse potuto viaggiare e vedere i posti di cui scriveva.
Chissà cosa farebbe Anna, se fosse costretta a restare ferma in uno stesso noioso posto ma continuasse ad avere un'incontenibile voglia di aprire gli occhi sul mondo.
Due menti analitiche, due ricercatori, due amanti della parola e della comunicazione.
Due tigri, separate da un secolo giusto giusto di nuove possibiltà.

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