LA ROSA CHE CELIAMO

Grattando la schiena a quella porzione di mondo che è il giardino, ho cercato di togliere tutte le foglie che non erano state raccolte l'autunno passato. Ho spogliato il giardino di una pelle di foglie umide e ricci incastonati nel suolo che hanno riposato sotto la coltre di neve invernale.
Arrivo sotto il cedro e trovo un tesoro meraviglioso: una quantità di roselline di consistenza legnosa, finissime, tanto che appena provo a prenderne in mano una mi si sfalda tra le dita.
Quelle roselline sono ciò che è rimasto delle pigne cadute, la parte più resistente, il nocciolo, l'anima. La pigna si disfa all'impatto con il suolo, le sottili scaglie cadono, il seme si disperde. Resta il centro.
Questa spogliazione-sfogliazione mi fa venire in mente un lavoro mentale che mi piace fare guardando le persone che mi comunicano qualcosa: le spoglio delle loro guarnizioni e le vedo nude. Non cerco il nudo carnale ma il nudo dell'anima, quello che la persona è, sotto l'apparenza data da un atteggiamento o da un vestito.
Il padrone di un bar dove amavo entrare, per me era nudo quando era dietro il banco, facendo il suo lavoro; era talmente sé stesso che ne vedevo l'anima e lo trovavo bello. L'ho visto un giorno vestito in borghese, scendendo dalla sua elegante auto, facendo attenzione a schivare una pozzanghera per non sporcarsi le scarpe e mi è sembrato quasi comico nelle sue movenze. I suoi vestiti e la sua auto non potevano raggiungere la bellezza della sua nudità con il grembiule rosso granata.
Risulta spesso difficile essere fedeli alla popria rosa; l'essenza si riveste di scaglie che si assemblano su di noi fino a celarla. Ma i momenti in cui la nostra anima affiora e si mostra, perchè siamo nella nostra vera pelle, sono gaudio e nutrimento per gli occhi attenti di chi sa vedere.

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