Durante e dopo un digiuno di dieci giorni, dentro e fuori succedono parecchie cose.
Una di queste è stata la revisione del mio regime alimentare, che ultimamente lasciava alquanto a desiderare.
Passeggiando per blogs in internet e studiando e rileggendo libri accumulati in questi anni (ma mai presi tanto in considerazione da arrivare al passaggio della fase pratica), ho disciplinato e inizialmente pianificato la mia futura dieta.
Per fortuna, a punteggiare di stelle il notturno cielo delle regole e del rigore, arrivano le piccole scoperte, l’una tirata dall’altra ed il dopo digiuno si è trasformato in un laborioso periodo di esercizi gastronomici, tutti alla base della piramide della raffinazione degli ingredienti.
Alla base di tutte le adulterazioni, appena entrata al supermercato, prima di arrivare agli scaffali dove le etichette iniziano a sembrare canti della Divina Commedia, si apre la credenza di Madre Natura: semi, radici, fusti, fiori e foglie, per riniziare a nutrirmi scegliendo come farlo.
ARRIVO IN UN PAESE IN FESTA
Leggo d'un sorso "La pratica della meditazione", di Chogyam Trungpa. In due ore letto, sottolineato, assorbito. Dovrò rileggerlo ma l'averlo scelto è stato come lanciare una freccia e fare centro (senza nemmeno avere grande dimestichezza con l'arco).E' stato come se questo libro avesse suonato il pianoforte su di me, con le sue dita-parole ha toccato tasti che ho fabbricato nel tempo, attraverso esperienze, incontri,convinzioni, pensieri formulati ma magari mai espressi, perché troppo ampi o difficilmente afferrabili.
Non è la chiusura del cerchio, bensì di tanti piccoli cerchi che a loro volta dovranno riaprirsi per andare a comporre qualcosa di molto più grande. E' come un invito a credere di essere sulla strada giusta, che nonostante i girierigiri che ho fatto nella vita pratica, ciò che ha prodotto la mia anima negli anni un senso ce l'ha.
Mi sono sentita COMPRESA, nei sensi proprio e figurativo del termine: "cum insieme e prehendere prendere: prendere insieme, indi contenere in sé; abbracciare con la mente le idee,afferrare con l'intelletto cioè comprendere appieno".
Ho la sensazione che stasera il mio viaggiare mi abbia portato a trovarmi inaspettatamente nella piazza di un paese in festa, con luci accese e gente allegra, che gioiosamente mi accoglierà.
LA ROSA CHE CELIAMO
Grattando la schiena a quella porzione di mondo che è il giardino, ho cercato di togliere tutte le foglie che non erano state raccolte l'autunno passato. Ho spogliato il giardino di una pelle di foglie umide e ricci incastonati nel suolo che hanno riposato sotto la coltre di neve invernale.Arrivo sotto il cedro e trovo un tesoro meraviglioso: una quantità di roselline di consistenza legnosa, finissime, tanto che appena provo a prenderne in mano una mi si sfalda tra le dita.
Quelle roselline sono ciò che è rimasto delle pigne cadute, la parte più resistente, il nocciolo, l'anima. La pigna si disfa all'impatto con il suolo, le sottili scaglie cadono, il seme si disperde. Resta il centro.
Questa spogliazione-sfogliazione mi fa venire in mente un lavoro mentale che mi piace fare guardando le persone che mi comunicano qualcosa: le spoglio delle loro guarnizioni e le vedo nude. Non cerco il nudo carnale ma il nudo dell'anima, quello che la persona è, sotto l'apparenza data da un atteggiamento o da un vestito.
Il padrone di un bar dove amavo entrare, per me era nudo quando era dietro il banco, facendo il suo lavoro; era talmente sé stesso che ne vedevo l'anima e lo trovavo bello. L'ho visto un giorno vestito in borghese, scendendo dalla sua elegante auto, facendo attenzione a schivare una pozzanghera per non sporcarsi le scarpe e mi è sembrato quasi comico nelle sue movenze. I suoi vestiti e la sua auto non potevano raggiungere la bellezza della sua nudità con il grembiule rosso granata.
Risulta spesso difficile essere fedeli alla popria rosa; l'essenza si riveste di scaglie che si assemblano su di noi fino a celarla. Ma i momenti in cui la nostra anima affiora e si mostra, perchè siamo nella nostra vera pelle, sono gaudio e nutrimento per gli occhi attenti di chi sa vedere.
LE DUE TIGRI

Leggo "Le due tigri" di Emilio Salgari.
La selva, il viaggio, le lotte: di tutto si leggono descrizioni minuziose, termini tecnici, nomi originari di piante autoctone descritte sapientemente. Nulla viene lasciato al caso: le imbarcazioni, come smontate su di un tavolo operatorio, vengono vivisezionate ed ogni loro parte trattata col proprio appellativo, come parte essenziale nell'azione dei pirati.
Poco prima dell'assalto del rinoceronte chiudo il libro perchè nella narrazione ho l'impressione di vedere delle foto della giungla che stiamo attraversando e mi sorge spontaneo pensare al blog che scrive un'amica, la quale vive lunghi periodi in varie parti del mondo, sempre diverse. Il suo modo di entrare e sentirsi a suo agio nella nuova realtà in cui capita è quello di vivisezionarne la cultura e addentrarsi nella storia, i personaggi, le curiosità.
Se un giorno la fantasia dovesse rapirla e staccarla dal piano reale, le sarebbe sufficiente aggiungere alle foto e ai testi del suo blog un filo narrativo, una storia e dei personaggi.
Chissà come sarebbe stato Salgari, se invece di scrivere intense storie d'avventura chiuso dentro sempre alla solita stanza, avesse potuto viaggiare e vedere i posti di cui scriveva.
Chissà cosa farebbe Anna, se fosse costretta a restare ferma in uno stesso noioso posto ma continuasse ad avere un'incontenibile voglia di aprire gli occhi sul mondo.
Due menti analitiche, due ricercatori, due amanti della parola e della comunicazione.
Due tigri, separate da un secolo giusto giusto di nuove possibiltà.
LA TACITA INTESA
Il comune dove vivo effettua una rigorosa raccolta differenziata porta a porta. Questo significa che, a seconda del giorno della settimana,devo lasciare fuori dal cancello il sacchetto della plastica o dell'indifferenziato, il bidone dei rifiuti organici o la scatola della carta corrispondenti alla raccolta effettuata il mattino seguente.
Alla sera lascio così i miei resti, gli scarti, i rifiuti, pezzi di oggetti, riviste sfogliate e ritagliate, in qualche modo vissute. Lascio al loro destino piccole parti di me.
Al mattino molto presto qualcuno passa e raccoglie e, in silenzio, mi lascia il bidone o la scatola vuoti esattamente dove io li ho lasciati pieni.
Esiste in tutto questo una sorta di collaborazione che mi meraviglia e che addirittura, appena sono arrivata qui, mi ha regalato una sottile ma viva emozione: chi è che mi aiuta in questa missione di cura del pianeta? Chi termina, raccogliendo e portando a destinazione i rifiuti, un lavoro che io ho iniziato separandoli?
Una mattina hanno coinciso per caso il mio risveglio anticipato e l'arrivo in ritardo dell'impiegato comunale addetto alla raccolta e lì ho provato quell'emozione, che non avrei saputo ricordare tanto nitidamente in altro modo, di quando ero bambina e mi si raccontava dell'arrivo di Gesù, che la notte di Natale porta i doni. Stesso mistero, qualcosa che succede mentre tu dormi, qualcuno che arriva e fa qualcosa per te, in silenzio, in accordo con una legge che era già scritta prima del tuo arrivo: qualcosa che non dipende da te ma della quale tu godi i vantaggi e che condividi totalmente.
Qella mattina mi sporsi dalla finestra occhieggiando con infantile curiosità e, colta dallo sguardo assonnato dell'ncaricato, non ho saputo far altro che sorridere in una maniera statica, indecisa tra la sparizione fulminea e un abbozzo di saluto. Non è successo nulla: il ragazzo ha rimesso indifferente il bidone al suo posto e ha proseguito rigoroso il suo giro, ché già era in ritardo...
Alla sera lascio così i miei resti, gli scarti, i rifiuti, pezzi di oggetti, riviste sfogliate e ritagliate, in qualche modo vissute. Lascio al loro destino piccole parti di me.
Al mattino molto presto qualcuno passa e raccoglie e, in silenzio, mi lascia il bidone o la scatola vuoti esattamente dove io li ho lasciati pieni.
Esiste in tutto questo una sorta di collaborazione che mi meraviglia e che addirittura, appena sono arrivata qui, mi ha regalato una sottile ma viva emozione: chi è che mi aiuta in questa missione di cura del pianeta? Chi termina, raccogliendo e portando a destinazione i rifiuti, un lavoro che io ho iniziato separandoli?
Una mattina hanno coinciso per caso il mio risveglio anticipato e l'arrivo in ritardo dell'impiegato comunale addetto alla raccolta e lì ho provato quell'emozione, che non avrei saputo ricordare tanto nitidamente in altro modo, di quando ero bambina e mi si raccontava dell'arrivo di Gesù, che la notte di Natale porta i doni. Stesso mistero, qualcosa che succede mentre tu dormi, qualcuno che arriva e fa qualcosa per te, in silenzio, in accordo con una legge che era già scritta prima del tuo arrivo: qualcosa che non dipende da te ma della quale tu godi i vantaggi e che condividi totalmente.
Qella mattina mi sporsi dalla finestra occhieggiando con infantile curiosità e, colta dallo sguardo assonnato dell'ncaricato, non ho saputo far altro che sorridere in una maniera statica, indecisa tra la sparizione fulminea e un abbozzo di saluto. Non è successo nulla: il ragazzo ha rimesso indifferente il bidone al suo posto e ha proseguito rigoroso il suo giro, ché già era in ritardo...
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