Parlo al telefono con mia madre per organizzare la mia visita pasquale in famiglia. Trascorsi diversi minuti di conversazione riguardanti i miei piani di partenza e di permanenza presso di loro, scopro che a partire dal giovedì fino al lunedì successivo non saranno a casa, perché partono insieme al resto della famiglia, fatta eccezione per l’ultraottantenne zia, per un viaggio in centro Italia.
Rivedo le mie date di partenza e faccio alcune considerazioni:
- ho vissuto all’estero diversi anni, quindi è normale, sebbene adesso viva a 150 km di distanza, non essere consultata per occasioni familiari, come quella pasquale, alle quali per diverso tempo non sono stata presente;
- nonostante un'attuale momentanea situazione vitale di quelle in cui una si chiede se ne uscirà sana, è evidente che riesco a comunicare benessere e forza d’animo (per giunta senza fingere);
- la consanguineità può non essere sinonimo di forte presenza affettiva e attenzione ai dettagli;
- per fortuna ogni tanto cadono piccoli schemi micro-sociali che uno, anche involontariamente, costruisce dentro di sé perché, seppure questo crei piccoli scompensi interiori, aiuta a mantenere elastica la parte pensante del cervello e in allenamento la capacità di cambiamento delle prospettive;
- unita ad una un po’ infantile sensazione di "orfanità" ho percepito la vertigine della vera libertà, quella che ti lascia veramente sola con te stessa senza bisogno di esigerlo.
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