Se è arrivato il periodo di ribellione femminista, se è esplosa l'indole scalciante dell'indipendente sostenitrice del "mi arrangio da sola, grazie", "vorrei provarci io perchè certo che sono in grado", "anche la fatica è un diritto che mi spetta e che posso sostenere", esiste un modo molto semplice per evitare qualsiasi rischio di estremismo.
La ricetta richiede l'esistenza di una porzione di giardino (possibilmente non quello del vicino perchè il senso del dovere per la cura delle proprie cose aiuta ad aumentare la grinta di partenza)dai 200 ai 250 mq ad erba medio alta, terreno umido e una pesante moto-falciatrice chiusa da mesi in un gabbiotto porta attrezzi situato a metà di un bosco in discesa.
Avendola tirata fuori, spinta (o tirata) fino in cima alla salita e tagliata erba umida per un'ora (volata) senza poter vedere ancora quanto manca alla fine del lavoro, ogni goccia di sudore è un richiamo all'umiltà e le lacrime di mestizia sono sintomo di espiazione di qualche colpa sicuramente commessa nei confronti del proprio compagno, presente o passato.
Cessato lo scoramento e in mancanza di un compagno a cui chiedere sommessamente perdono, mi sento una leonessa nonostante le braccia doloranti; il cane ringrazia perchè l'erba tagliata gratta meglio il dorso peloso e il profumo intenso accompagna il mio thé di fine giornata, all'arrivo di un ennesimo temporale.
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