Io non sono un'esploratrice. Ho talmente poca curiosità, che oggi ho terminato una bella passeggiata a venti minuti dall'arrivo, perdendomi la vista di un lago, di un bel panorama e di una cappella di montagna. Fortunatamente mi sono comunque fermata a gustare un'arancia e un po' di riposo davanti a un paesaggio favoloso.
Altra riflessione sul mio modo di viaggiare che facevo oggi, quando la salita stroncava sul nascere pensieri ad alta voce (parlo col cane, mica da sola...) è quella sulla CIRCOLARITA'. Mi piace affrontare itinerari circolari, che iniziano in un punto e ivi tornano, seguendo un percorso orbicolare. L'atto del "tornare indietro", seguendo la stessa via dell'andata, non mi dà alcuna soddisfazione, anzi, mi procura una sensazione di "già visto", come fosse una perdita di tempo e, siccome per l'appunto non sono un'esploratrice, il mio cervello si mette a riposo, i miei occhi non curiosano, ritrovo unicamente punti di riferimento presi all'andata, solo non vedo l'ora di arrivare.
La circolarità e l'ignoto, nella vita, nel lavoro, nel viaggiare mi mantengono all'erta, mi aiutano a scoprire, mi spingono a maggiori fatiche e me le fanno sopportare meglio; non so quando ha inizio il ritorno, o forse il ritorno in questo modo proprio non esiste e il cammino mantiene fino in fondo il sapore dell'andata. Vivo più intensamente. Chissà! forse, nel mio ciclo evolutivo, è una tecnica sviluppata per mantenermi vigile e vivace, contrastando una pigrizia innata, quando non voglio che prenda il sopravvento.

