TUBO DI KRASNIKOV - un tunnel attraverso il tempo, che connette il tempo di partenza del viaggiatore con il tempo del suo arrivo

La sensazione è quella di entrare in un tubo; l’aria è densa, inizio il viaggio e so che devo arrivare fino alla fine, dove probabilmente, spero,mi aspetta un’uscita. Mi proietto all’interno della vita, passo attraverso persone, spazi, tempi: vedo e sento tutto ma tutto resta fuori dal tubo. La solitudine diventa una forza che si autoalimenta.
C’è un dolore profondo ad accompagnare questa missione ma per fortuna il tubo mi contiene e semplicemente è sufficiente procedere in avanti, mangiando lacrime e affanno, sminuzzando lo spazio – tempo che resta da percorrere. La vita mi si modifica sotto i piedi, ad ogni passo. Non riesco nemmeno più a riflettere, ho perso il controllo.
Vado a sbattere, c’è paura, il corpo urla, la disperazione prende il sopravvento e poi… la calma.
Il viaggio riprende.
Inizio ad accusare la stanchezza.
Qualcosa penetra dentro al tubo, intorpidendo i miei sensi, un veleno che forse mi merito, qualcosa che la mia anima non conosceva prima, duro da sopportare: il disprezzo, il dolore, la solitudine di un’altra persona. Impressioni che per osmosi mi penetrano dentro.
Il tempo gioca con le sensazioni. Non ho scelta e vado avanti. Ora scivolo verso la fine del tubo, mi lascio andare giù, ad una velocità dettata da fattori indipendenti da me. Lascio che mi si parli senza quasi modificare l’espressione del mio viso.
Sono fuori: improvvisamente il viaggio finisce. E’ trascorsa una settimana intensa come una stagione.
Chiudo il cancello di casa. Io resto dentro. Il tubo si è sciolto. Ciò che fino a qualche ora fa era doping e mi rendeva forte e impermeabile risulta essere ora un sensore che acuisce i dolori muscolari, appesantisce le palpebre e mi incurva le spalle.

Raccolgo le ciliegie, trapianto gli zucchini, il cane mi guarda.
Il tempo mi dirà. Non ho più spiegazioni da dare, né energie da usare.
Se acabò.